NARRANATURA
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All'interno del progetto digitale LeClaricette-Racconti di Natura è nato l'idea Narranatura, ovvero una rubrica dedicata alla narrazione di altri modi di vivere la natura, le stagioni ed in generale gli ambienti outdoor.
Si tratta di storie viste da occhi diversi, del racconto di nuovi mestieri, passioni e possibilità. In seguito a numerose candidature per partecipare a questo progetto, sono stati selezionati 16 partecipanti, le loro storie sono state poi pubblicate in 2 stagioni da 8 storie ciascuna.
Abbiamo ospitato essiccatori, ceramisti, fotografi, sportivi, guide alpine, giocattolai, fioristi e chi più ne ha più ne metta.
Da questa esperienza è nata una raccolta stampabile.
CRI E BASTI, GLI APICOLTORI DI DRESDA
Questa è la storia di Cri e Basti, delle loro api e di una passione più lunga di un viaggio Bergamo - Dresda.
La protagonista è Maria Cristina, detta Cri, una ragazza di Bergamo laureata in lingue, una quattr'occhi - dice lei - con la passione per i viaggi che qualche anno fa, tra una packing list, una fattura ed una trasferta, ha incontrato Sebastian detto Basti, addetto alle spedizioni nella stessa azienda per cui Cri lavorava, ma nella sede di Dresda.
Si sono subito piaciuti e da allora, nonostante la distanza, non si sono più lasciati. Poi qualche mese fa è arrivata l'occasione, si libera un posto a tempo indeterminato nella sede di Basti e allora Cri prende la palla al balzo, chiude forte gli occhi e si tuffa nel buio.
Si trasferisce da lui in un paesino della Sassonia non lontano da Dresda, conosce nonno Heinz e la dolcissima nonna Eva e li scopre la loro passione per l'apicoltura che da molte generazioni scorre pura nelle vene della famiglia.
Basti si prende cura delle sue 24 arnie, prepara un miele delizioso, coltiva l'orto e ama raccontare della sua passione a chiunque gliene chieda. Cri prende appunti, fotografa, annota senza ritegno questa passione prorompente.
Non è questione di api, né di Hobby, ma della prioritaria necessità di trasmettere i saperi, di riversare entusiasmo sugli altri, di promuovere uno stile di vita che dai piedi si aggrappa alla terra, radicalmente.
Cri e Basti hanno tanti progetti per il futuro: vorrebbero aumentare le arnie, migliorare la loro immagine (hanno da poco mandato in stampa delle nuove etichette fichissime), creare prodotti come candele, sapone, propoli e chissà magari trasformare tutto questo in fonte di sostentamento.
Cri, in particolare, vorrebbe incanalare la sua creatività in un progetto digitale per raccontare questo mondo che l'ha rapita e soddisfare la curiosità di tanti amici e conoscenti che nonostante gli oltre 1000 km di distanza la seguono con vivacissimo interesse.
E così tra interminabili discorsi in inglese (naturalmente Cri è laureata in lingue, ma ironia della sorte del tedesco neanche l'ombra), esclamazione in bergamasco, fragole e insalate Cri e Basti
coltivano la passione per le api e - già che ci sono - anche una bella storia d'amore.
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IL DEMIURGO
DEL DEPENSAMENTO
Circa 6 anni fa, all’epoca aveva 20 anni, spinto dalla necessità di risolvere alcuni problemi di salute in modo naturale e spronato dall’urgenza morale di impegnarsi nel salvaguardare esseri viventi come api e varietà antiche, ha deciso di dedicarsi in piena umiltà ad un progetto di natura.
E quando dico #DiNatura non intendo passeggiate nel bosco e uova fresche di gallina, certo ci sono anche queste, ma alludo piuttosto al puro e viscerale concetto di natura in quanto unica Verità sicura proprio perché la natura è la legge della vita.
Insomma, avrete già capito che non si tratta di un temporaneo appassionato di apicoltura o di erbe officinali, Giacomo è guidato da radicati moventi che lo rendono così insospettabilmente artefice di una vita voluta e di una consapevolezza tangibile.
C’era poi il fatto di voler rivivere la spensieratezza dell’infanzia e di potersi mettere al servizio dei suoi ideali e così ha fatto dando vita alla sua azienda agricola individuale MelNaturae.
Qui si occupa della produzione di estratti fitoterapici per uso omeopatico, di miele, di propoli, di uova e di frutta antica.
Con giovinezza, intelligenza e creatività ha deciso di seguire la sua strada, mettendo da parte l’orgoglio e vivendo in piena onestà.
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MAMWISH
Si chiama Francesca (la trovate su Instagram come @mamwish), è architetto e wedding planner presso @blosshome e soprattutto è la mamma di Giulia e Alice.
Al mondo esistono mamme di molti tipi, quelle viaggiatrici con il biberon in valigia, quelle che scaldano le pappe immergendo il vasetto nella sabbia bollente, quelle che prima delle 7 di sera il sole non lo vedi neanche per sbaglio, quelle fitness, quelle literature, quelle in pasta. E poi ci sono quelle che dipingono.
Mia mamma oltre a scaldarmi l’omogeneizzato nella sabbia rovente ed avermi svezzato (prima delle pappe, sì) con le sogliole dei pescatori di Sestri Levante, è una di quelle che al posto delle mani ha il pennello.
Sarà per questo motivo che Francesca mi suona così famigliare.
Dicevo, lei è mamma di due bambine e si è proposta di crescerle seguendo i principi dell’outdoor education, ovvero di valorizzare le esperienze educative basate sullo star fuori, assumendo lo spazio esterno come spazio di formazione dove esperienze e conoscenza sono strettamente correlate.
In tutto questo anche l’illustrazione, secondo il suo punto di vista, sarebbe uno strumento fondamentale per conoscere il mondo circostante e gli aspetti naturali in modo divertente ed intuitivo.
Le immagini aiutano a memorizzare e ad imparare più in fretta e per questo Francesca, già innamorata di illustrazione e disegno, ha iniziato a creare tessere della nomenclatura e ad illustrare fiabe. Disegni dal tratto gentile realizzati a mano e poi colorati ad acquerello oppure a matita che aiutano le sue bambine e chiunque la segua a scoprire animali, fiori, erbe e chi più ne ha più ne metta. L’illustrazione è una creatura mitologica dalle grandi ali per portarti a spasso tra le bellezze del bosco e dagli artigli appuntiti per catturare rapacemente la realtà, una dualità che sotto sotto cela un non so che di crudo, una dualità che adoro.
Grazie Francesca per questo regalo!
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MANILAMO
Le viole raccolte con la nonna i pomeriggi di primavera, i soffioni su cui riponevamo tutti i nostri desideri, l'amore non corrisposto strappando petali di una margherita.c Oggi per #narranatura vi presento Marcella, in arte @manilamo. A dirla tutta, seppur di sfuggita, l'avevamo già conosciuta l'anno scorso. Ricordate? Si, era la mia compagna di bancarella 2019 a Limitrofi X.
"Marcella racchiude in una foto materica, tutta da toccare, l'impalpabile e il caduco e così li rende eterni." con questa cartolina avevo fermato il suo lavoro delicato, fino, prezioso. Fiori e foglie pressati e incastonati nella resina, perpatui nella loro massima espressione. È così che Marcella si prende cura delle stagioni e dei linguaggi e con questi realizza Ciondoli, anelli, orecchini, bracciali da regalare e da regalarsi. Manilamo, mix acronimo del suo nome+cognome, già il nome la dice lunga sul suo modo di concepire questa pasisone: Mani-l-Amo.
Non solo resine, ma anche vetro e altri materiali, il suo piccolo mondo fiorato è fatto di piccoli gesti che raccontano una storia: conoscere i prati migliori, scandire il tempo attraverso i petali e poi chiuderli in un libro, il tuo preferito.
Ma quanto è bello poter ordinare "Signorina, per me un non ti scordar di me pressato tra le pagine del Barone Rampante".
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MASSIMO FACCINI, SPORTIVO NATURALE
Shhh, fate piano, oggi con #NarraNatura vi portiamo nel bosco!
E quindi zaino in spalla, panini farciti, camicia di flanel...Ma per l’amor di dio, via quella roba da fungaioli in pensione, si parte all’avventura con il 5° ospite della rubrica, Massimo Faccini, architetto momentaneamente in prestito alla progettazione di impianti di depurazione, energico e selvatico sportivo dei boschi. Ebbene, dopo la gioielliera di fiori essiccati, l’apicoltrice fuggita a Dresda per amore, il Demiurgo del Depensamento, la mamma illustratrice, oggi narriamo il tema natura attraverso gli occhi di uno sportivo. E non stiamo parlando di qualche camminata sporadica al Lago Santo della serie Gente che va in montagna una volta all’anno e si sente Messner, ma di agonismo puro declinato in vari sport, tutti rigorosamente praticati tra sentieri d’estate, scogliere di primavera, fuoripista d’inverno e prati d’autunno.
Massimo ha infatti sempre praticato sci, per alcuni anni ha corso in motocross e alla fine, come spesso accade ai puristi dello sport in natura, è inciampato nella mountainbike, vero e duraturo amore della sua vita (oltre alla Laura, s’intende). “Al momento cerco di sfruttare la "powder" in inverno e nel tempo restante mi alleno per i campionati italiani di Enduro MTB.” [l’ho virgolettato perché nessuno avrebbe mai creduto al fatto che io potessi scrivere powder], in realtà la massima espressione rimane sempre, in bici come con gli sci, la ricerca di nuovi spot, nuovi sentieri e posti inesplorati magari nella natura wild e lontano da tutti. L'agonismo è insomma il suo esame personale per verificare i miglioramenti e/o la crescita, e la passione per la fotografia è il suo miglior strumento di comunicazione. Anche quando, per un breve periodo, ha approfondito la fotografia di moda, l’attaccamento alla natura ha sempre prevalso. Sui suoi canali social ci racconta la sua visione attraverso immagini dinamiche che tolgono il fiato e che mettono a nudo la fragilità umana dinanzi a Madre Natura, a volte giustamente adirata, ma sempre pronta a porgere il proprio grembo. Per farla breve un erede di Giacomo Balla con inflessioni
Turneriane in HD. Molti suoi scatti sono inoltre visibili su Flickr, compresa la sua ultima fatica intorno al Monte Bianco. Se ben porgete l’orecchio potrete sentirete il silenzio di un rispettoso ospite, talvolta contemplativo dinanzi alle struggenti bellezze dell’ambiente naturale, talvolta assordante e anche un po’ incazzato per i maltrattamenti che queste subiscono. Ne riparleremo più avanti!
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FRANCESCO E IL PANE VERO
Ci avete mai pensato? Non è un caso che tutti i fenomeni della vita umana siano dominati dalla ricerca del pane quotidiano, il più antico legame degli esseri viventi, incluso l’uomo, con la natura circostante.
E così oggi, per le 6° puntata della rubrica, iniziamo la settimana al profumo di crosta dorata ed alveolatura perfetta, raccontando, tra una fetta di pane e l'altra, la natura attraverso gli occhi di un fornaio, un fornaio agricolo. Francesco ha radici montanare, precisamente la sua famiglia viene da Tornolo (Alta Val Taro) e lì ha trascorso tutte le estati della sua infanzia. E lì ha conosciuto l'aria pulita, ha bevuto acqua ghiacciata e cristallina, ha guardato in faccia la natura vera. Sarà per questo che Francesco, non più bambino, è rimasto cosi visceralmente legato a quest'idea di vita, sarà per questo che si dichiara orgogliosamente produttore di un pane agricolo.
Lavora nel forni Stria di Reggio Emilia dove per i suoi prodotti non sceglie le farine sui cataloghi, ma nei campi parlando con gli agricoltori, seguendo le annate, le siccità, le grandinate, toccando con mano.
Perché è così che si fa!
Utilizza esclusivamente lievito madre, ovvero acqua e farina che insieme producono 3 tipi di fermentazione (lattica, ascetica, alcolica), il che permette di ottenere un prodotto molto più complesso dal punto di vista organolettico e di offrire un pane che sa di pane e non solo di lievito di birra. Basti pensare che quest'ultimo (unica vera star del lockdown insieme al governatore De Luca) produce solo la fermentazione alcolica.
Francesco promuove uno stile di vita che guarda al futuro, alla salute, alle biodiversità e alla valorizzazione delle stagioni. D'autunno troverete, ad esempio, prodotti realizzati con la farina di Castagne ed il pane con la zucca cotta all'interno. E così le stagioni passano e solo chi se le addenta ben tornite in pagnotte può davvero dire di non averle perdute. Per tutto il resto vi lascio l'indirizzo così se passate da Reggio ci fate sapere cosa ne pensate Viale Isonzo - panificio Stria
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ELEONORA BANDINI, FOTOGRAFA
Quando da piccola mi nascondevo per ore nelle baracche del Taro nella speranza che qualche volatile raro venisse attratto dai miei richiami acquistati da Oliva Caccia e Pesca non sapevo che in zona Basilicanova anche un’altra ragazzina si appostava allo stesso modo con la stessa fulgente speranza di avvistare qualche animale selvatico.
Poi io mi son buttata sulle galline, lei invece ha continuato unendo questa passione per la natura all’altra sua grande passione, la fotografia. Ebbene, nonostante l’intro autobiografica e nonostante abbia i riccioli come me io oggi non c’entro nulla, la protagonista della 7° puntata di #Narranatura è @eleonora bandini, fotografa freelance di talento che è riuscita a fare della sua passione anche la sua professione. Era il 2016 quando si laureava in Economia e Marketing con una laurea magistrale in Trade Marketing e strategie commerciali, la metteva da parte e decideva di volare come un gheppio verso la vita che voleva. Quando nel 2013, per la laurea triennale, le avevano regalato una Reflex aveva infatti subito capito che quella sarebbe stata la sua professione e così è stato. Insieme al suo amico e collega Manuel Malcotti, anch’esso fotografo con esperienza pluriennale che vanta pubblicazioni su svariati siti e magazine di riferimento, ha fondato Photografem Productions, una realtà tutta parmigiana in cui oltre ad occuparsi di advertising, advertising sportivo, action e outdoor per marchi importanti e multinazionali, organizza corsi e workshop fotografici.
Il suo cuore però non ha mai smesso di battere per la fotografia naturalistica, una disciplina complessa, fatta di regole, intuito e sensibilità per la quale servono certamente importanti competenze tecniche, ma soprattutto tanta pazienza e determinazione. La stessa di quando da bambina si appostava nelle baracche del fiume.
Ogni scatto nasconde almeno tre storie, quella del soggetto, quella del soggetto nell’ambiente e quella del fotografo. Non basta fare un trekking e sperare di incontrare camosci e marmotte, bisogna conoscerne le abitudini, dove vanno ad abbeverarsi per esempio, in quale ciclo di vita si trovano, perché si muovono in un certo modo.
Solo una volta raggiunto un certo livello di conoscenza dell’ambiente circostante e della sua fauna si potrà davvero agire nel rispetto degli animali senza il rischio di fungere da disturbatori.
Eleonora con intuito e disciplina ci regala frammenti di vita vera, fermi immagine di tutte le variabili ad un punto preciso della freccia temporale, raccontando ogni volta una storia di natura e di vita altamente personale ed irriproducibile.
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ANA HERNANDEZ, ACQUERELLI DA GRANADA
Dalla Spagna con furore vi presento Ana Hernandez. @anawaltaLei vive tra Malaga e Granada e proprio lì, nel capoluogo andaluso, insegna acquerello presso IES Abroad di GranadaMa come ha fatto a finire nella nostra modesta rubrichetta? Frugando nel web ha scoperto di avere diverse passioni in comune con questa pagina e, venuta a conoscenza di #narranatura, ha voluto partecipare con entusiasmo.
Fin dai tempi dell'Accademia di Belle Arti infatti ad Ana è sempre interessato occuparsi di paesaggio e nel tempo ha lavorato su questo soggetto comprendendone solo in corso d'opera il suo senso più puro. Fermare l'immagine attraverso carta, acqua e colori consente di dare un senso differente al tempo. Imprimere sensazioni, raccogliere forme, osservare l'ambiente circostante: è il mezzo stesso a diventare percorso.
Questo suo atteggiamento nei confronti del rapporto tra pittura e natura, questo legame in grado di riconnettere il nostro essere all'ambiente, si riversa anche nel suo insegnamento dove cerca di dare rilevanza ai ritmi della natura ed sprona a godere di ogni loro istante.
L'acquerello possiede il grande vantaggio di poter essere trasportato con facilità ed è quindi perfetto per chi dipinge viaggiando, en plein air. Ricordo ancora il periodo Turner, quando all'Oasi del Cornale sopra a Bedonia, mi ero portata tutto il necessario, cavalletto incluso, per un'acquerellata all'aria aperta. I risultati non furono disastrosi quanto la rappresentazione di Monterosso di qualche anno prima (ve la racconto un'altra volta), ma comunque ad oggi con gli acquerelli ci faccio solo i biglietti di compleanno.
"Ma tua mamma è così brava a dipingere, la sarai anche tu, vero?" Sì, una vita di contraddizioni.
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ALICE PESSINA, UN MONDO DI PASSI
Dopo il DPCM di ieri sera e le incombenti restrizioni che ci guardano strafottenti da in fondo alla via, oggi ci serve proprio una boccata d’aria fresca e allora infilate gli scarponcini perché sto per presentarvi Alice Pessina.
Abbiamo visto la natura attraverso molti occhi, quelli di apicoltori, fotografi, sportivi, fioristi, artigiani, oggi invece vi porto a spasso per boschi con Alice e la sua dolcissima setter Gea per un punto di vista nuovo, quello della conoscenza e della sua trasmissione. “Conoscere significa amare. Chi conosce la natura o ha la curiosità di fermarsi ad osservarla sarà pronto a difenderla.” Questo il suo pensiero, guidato dalla consapevolezza che noi su questo mondo siamo gli ultimi arrivati e così, solo così, tutto il resto assume la giusta dimensione. E così, solo così, la scoperta di piante, animali, rocce e le loro relazioni diventa il più grande manifesto di autocoscienza. Ma avere un pensiero fortemente positivo ricamato da sapere e sgorgante voglia di comunicarlo non basta per diffondere questa visione di natura, bisogna agire!Alice è una guida ambientale escursionistica, organizza giri (anche in notturna) alla portata di tutti sul nostro Appennino e ad ogni escursione cerca di dare una visione di insieme, di interpretare il territorio a livello naturalistico e geologico, di dare quindi ad ogni uscita un tema, una struttura narrativa. E’ grazie a questo approccio se la sua conoscenza può essere trasmessa in modo trasversale a generazioni e forme mentali differenti. Ha da poco partecipato a ThinkBig con il progetto Guide Junior ottenendo ottimi risultati tra cui la possibilità di andare insieme ad altri compagni d’avventura nelle scuole ad insegnare a comunicare e valorizzare il territorio. Saranno i ragazzi stessi a condurre le escursioni sotto la loro esperta supervisione, che meraviglia!Oltre a questo è anche guida al #MuMab (museo del mare antico e della biodiversità del parco dello Stirone) dove nel bel mezzo della pianura siano stati ritrovati fossili di balena di 11 milioni di anni. Si diverte a vedere le facce dei bimbi quando scoprono che esiste una cacca fossile (coprolite) vecchia di milioni di anni, ma siamo sicuri che i più divertiti ed entusiasti siano proprio loro, del resto è facile con una guida così!
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LAURA, LA LETTRICE
Sono molto felice perché dopo tanti magnifici racconti vicini all'ambiente naturale dei nostri monti e delle nostre colline, oggi voliamo lontano e lo facciamo proprio con Laura Sartori, la prima amica che ho visto il giorno in cui sono/ siamo nata/e! La protagonista di questa puntata di #narranatura è infatti una delle mie migliori amiche che, da ligia e precisa farmacista, mai si sarebbe immaginata di far parte di una rubrica del genere. E non perché non le calzi perfettamente a pennello, ma perché la sua passione non ha una liaison così palese con l'ambiente naturale. Mi spiego meglio, lei non alleva capre, non produce miele, non cucina zucche (però coltiva magnifiche Zucchette ornamentali) e non fa collane con le nocciole, o se le fa non le ha mai sfoggiate.
Lei legge e leggendo ci racconta una natura diversa, dal fascino imperituro, una natura per cui certamente vi serviranno sciarpa e cappello. E così quando quest'estate le ho proposto dj partecipare alla rubrica ha reagito pressapoco come Sebastian quando scopre che Ariel ha venduto la voce a Ursula, poi però si è ricomposta il mento ed ha accolto con piacere la mia proposta. La natura che più ama l'ha scoperta attraverso la letteratura nordica. Una natura magica e misteriosa, fatta di boschi incantati, ghiacciai, altissimi fiordi e isole sperdute. Che sia al sole cocente d'estate assillata da cicale mediterranee o nel mezzo dell'inverno avvolta in un panetto Ikea (e te pareva), lei apre il libro e si addentra in foreste popolate da personaggi lontani, troll, elfi, vichinghi, folletti e popoli che di questa natura, talvolta dura e avversa, hanno fatto la loro casa. Nella letteratura nordica la natura non sempre è accogliente e amica, è una forza impervia in continuo contrasto con l'uomo, lotta da cui esce sempre vincitrice. Forse è per questo che la attrae così tanto, con i suoi movimenti, i suoi gorgoglii, i suoi vulcani, è una natura potente che soffia nei venti taglienti e nelle lande di ghiaccio. Attraverso la letteratura scopre altri punti di vista e, forse, è per questo che quando coltiva le sue Zucchette tra le nostre vallate si sente al sicuro.
Leggere è come fare un viaggio e Laura ha un biglietto di sola andata per la Scandinavia.
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CHIARA CREA
Qual è la differenza tra grandi e piccole cose? Una patata è senza dubbio una piccola cosa, la ruota di un carro è agli occhi di tutti una gran cosa, un fiocco di neve una piccola cosa.
Ci sono cose tanto piccole e diffuse da sembrare quasi trascurabili.
Che ci siano o non ci siano Che importanza può avere? Eppure attraverso di loro si può talvolta cogliere il segno di un cambiamento sostanziale, per l'ambiente e per l'umanità. Questo è proprio il caso del Mirtillo e di Chiara, Artigiana delle piccole cose che da circa un ventennio, nel suo laboratorio di provincia, CREA.
Modella la terra e la affida alle fiamme per poi dipingerla a forma di poesia. Petlenghe di rosso vestite, minuscoli fiori scovati tra i campi , steli, tronchi, rami, riunioni di condominio tra i rovi, rivelazioni grandiose su liason d'amore tra cince e pettirossi d'autunno, le migrazioni e i suoi stormi, rugiade d'estate e brine d'inverno, a suon di lievi ed impeccabili pennellate ci narra le stagioni attraverso deliziosi cammei dal sapore di fiaba. E così attraverso gli occhi dell'attenta e rapace Osservatrice, Chiara pone la lente d'ingrandimento sulle piccole cose, sulle invisibili minuzie che la Natura ci offre, coi suoi bambini, con la sua campagna.
Se mai avrò una cucina mia per davvero, Chiara, prepara il rosso per gli uccellini e le bacche, voglio un bosco tra il miscelatore e il fornetto.
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ELENA RAVAZZI ASADA
"E la mia storia non c'è? Non riesco a riconoscerla in mezzo alle altre, tanto fitto è stato il loro intrecciarsi simultaneo. Infatti, il compito di decifrare le storie una per una m'ha fatto trascurare finora la peculiarità più saliente del nostro modo di narrare, e cioè che ogni racconto corre incontro a un altro racconto e mentre un commensale avanza la sua striscia un altro dall'altro estremo avanza in senso opposto, perché le storie raccontate da sinistra a destra o dal basso in alto possono pure essere lette da destra a sinistra o dall'alto in basso, tenendo conto che le stesse carte presentandosi in un diverso ordine spesso cambiano significato, e il medesimo tarocco serve allo stesso tempo a narratori che partono dai quattro punti cardinali. "Lo so, l intro è lunga ma la trovavo davvero perfetta per iniziare questa nuova puntata di narranatura. Un po' perché quella di Elena ha molte cose in comune con la mia di storie e un po' perché il destino (proprio come il famoso castello di Calvino) ci ha fatte incontrare una volta, durante un mio tirocinio alla Fondazione Magnani Rocca in cui lei lavorava come guida, e rincontrare una seconda, qui, nella natura. Elena è infatti una guida turistica e anche una GAE (Guida Ambientale Escursionistica), una figura ibrida che coglie nella civilizzazione, nell'urbanistica e nell'arte la stessa straordinaria meraviglia che si cela, nemmeno troppo bene, tra le cattedrali di querce, i corridoi di faggi e le cupole di Castagni. C'è un modo colpevole di abitare la città: accettare le condizioni della bestia feroce dandogli in pasto i nostri figli. E ce n'è un altro, di abitare la città ed in generale il mondo, rispettando le regole, andando oltre, guardando al futuro, agli altri, alla Natura. È in questo secondo modo che Elena ha scelto di vivere. Dopo una laurea in lingue e culture dell'Asia Orientale alla CÀ Foscari di Venezia si è trasferita a Parma dove il suo compagno, un fotografo viveva con la famiglia, produttrice di Parmigiano Reggiano. Elena ha così conosciuto il territorio e se ne è innamorata a tal punto da promuoverlo su diversi fronti, quello artistico e quello ambientale passando per l'enogastornomia. Si è lasciata prendere la mano a tal punto da aprire lei stessa un agriturismo, @roccacastrignano, dove oltre al pernottamento organizza degustazioni di parmigiano e camminate nelle colline dietro casa. In questo modo riesce a trasmettere valori genuini nel luogo in cui essi stessi prendono vita, si generano dalla terra e arrivano a noi, come un dono. E così chissà che grazie a queste storie...di natura, I nostri destini non si incrocino ancora.
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MARIA SUI FIORI
Siamo da poco in autunno e le nuances in dinamica trasformazione scandiscono i giorni. Gli aranci e i bordeaux contrastano senza ritegno muri grigi e cieli ora tersi ora plumbei e Maria con quel volto poetico alla Jeanne Hebuterne, la donna dagli occhi azzurri, ne coglie ogni sfumatura attraverso le sue composizioni floreali. @maria_monteverdi, è lei la nostra prima protagonista della nuova edizione di Narranatura. Cresciuta in campagna, nel giardino che il padre curava come fosse un gioiello, si divertiva a fare coroncine di margherite e piccoli bouquet per adornare la casa, poi la bambina è cresciuta e nulla in cuor suo è davvero cambiato. Si è guadagnata la sua laurea in Filosofia e l’ha fatta fiorire decidendo di indagare la natura delle cose attraverso fiori ed elementi del paesaggio. Ha ottenuto così un diploma in “fiorellineria”, come dice lei scherzosamente, e ne ha fatto una professione. “Chi inizia a fare questo mestiere non guarda più la natura con gli stessi occhi: si è sempre attentia quell'erba che cresce nel fosso, piuttosto che al fiore che si nasconde nell'aiuola. Ogni ramo prende vita e ogni cosa può diventare una corona, un mazzo, una composizione.”
Amore per la natura sì, ma anche estrema attenzione a colori, forme ed accostamenti, in ogni lavoro che fa ricerca, infatti, la naturalezza della linea e la spontaneità della composizione accostando gli elementi che la natura offre nelle varie stagioni come fossero colori su una tavolozza.
Maria dipinge la realtà attraverso piante, fiori, frutti e ortaggi autoctoni della nostra tradizione e attraverso quelli si propone il preciso obiettivo di creare ambientazioni il più possibile fedeli a quel preciso periodo dell’anno. En plein air la Maria impressionista rincorre il Lucrezio celato in sé, è così che ci piace il suo sguardo azzurro sulla natura.
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IL SARTINO NATURALE
Tally-ho! Forza, indossate la vostra giubba rossa perché oggi vi porto a caccia alla volpe. Ma tranquilli, non vi serviranno nè cani nè armi nè cavalli perché la volpe di cui vi sto parlando è una volpe molto speciale, è una volpe di pezza. Arancio fulgente e tutta cucita a mano dalle dita fatate di Sara, in arte (perché di arte si tratta) il Sartino Naturale. E pensare che Sara abita a pochi chilometri da me e fino a poco tempo fa non la conoscevo neppure, poi un giorno per caso mi sono imbattuta nel suo shop online e mi sono letteralmente innamorata delle sue creature, bambole e pupazzi. Con il volpino poi, non lo nego, è stato subito colpo di fulmine.
Nel suo laboratorio artigianale ha dato vita ad un progetto sognatore, appassionato e decisamente riuscito. In netta controtendenza alle proposte plasticose che il mercato propone, Sara invita le persone ed in particolare i genitori ad un recuperato modo di vedere il gioco realizzando pupazzi sani e naturali con metodo certosino e autenticamente lento. E così seleziona tessuti o filati rigorosamente 100%naturali, procede con la mordenzatura, li mette cioè a bagno per preparare le fibre e poi li tinge.
Li mette a bollire in decotti di foglie che doneranno colore alle pezze, colore vero e capace, ancor prima di essere modellato, di raccontare una storia... Di natura. È a questo punto che inizia la magia, assemblare le parti e preparare una nuova vita, una nuova strada, un racconto che la accolga.
La giubba rossa, io, l ho già indossata e chissà che non trovi presto il mio volpino.
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HOHOHO OHANA
Il melo era adorno di luci e Giulia, in quel giugno così attivo tra orto, pollaio e cucina, in quella sera di frinire e versi in lontananza, vagava libera con la mente. Si Gustava un bel bicchiere ghiacciato di latte di mandorle che aveva preparato alla mattina, avvolta nel suo abito a fiori ricamato di fresco. Tormentava il suo ciondolo a palla di vetro, lo agitava facendone sollevare la neve all'interno e volava fino a... Tanto vagò che si addormentò, con il ciondolo ancora impigliato tra le dita. La destarono il calore del camino, un profumo di cannella e torta di mele nell'aria e Holly Jolly Christmas in lontananza. Il Natale la faceva sentire così bene che lo aspettava tutto l'anno, lo aspettava a tal punto che non perdeva occasione per improvvisare un conto alla rovescia, anche nel bel mezzo di agosto. Il cibo, l'atmosfera, lo sguardo verso un'insolita e sincera introspezione, gli addobbi, la famiglia, l'attesa. Ecco forse era proprio l'attesa ad averla fatta innamorare, la lentezza, i tempi ben scanditi, le impossibili scorciatoie. E forse era per questo che il suo calendario d'avvento andava a suon di semine e raccolti, faceva tutto parte di questa assurda quanto dolce attesa lunga un anno intero. "Giulia, vieni in casa, ormai è tardi!". Aprì un occhio, ricompose assonnata i suoi oggetti e si incamminò verso casa canticchiando tra sè e sè l'ultima strofa di Holly Jolly Christmas. Si voltò per un'ultima buonanotte al Melo e le parve diverso. Adorno di luci, il 24 giugno. O forse era il 24 di dicembre. Al melo non importava, il suo Natale era ancora lontano e non contava il giorno in cui sarebbe arrivato, ma quanto sarebbe stato magico arrivarci. Hohoho, manca un solo giorno a dicembre, hanno previsto neve per il weekend ed il Natale è dietro l'angolo. Ecco perché per questa puntata di #narranatura ho scelto, per l'appunto, una narratrice d'eccezione. Capelli rossi, lentiggini al viso ed una passione sfrenata per il Natale, la protagonista di oggi è Giulia, una ragazza che, se non fosse per il suo marcato accento veronese, potrebbe benissimo essere la vicina di casa del vecchio babbo. Ma in Lapponia, si sa, se li sognano i peperoni belli come i suoi ed è per questo che ci piace italianissima, con quell'aura magica che profuma di pino anche quando ci racconta di rapanelli. Hohoho ohana, è questo il nome del progetto a cui ha dato vita circa un anno fa, in cui unisce la sua passione per la natura a quella per il Natale, il tutto passando attraverso una parola essenziale:ohana. Ohana, famiglia, di quelle in cui nessuno viene abbandonato o dimenticato, di quelle che vogliamo porti il Natale.
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TORTELLI&CO
Che oggetto retrò il colletto tondo, di quelli staccabili che non se ne trovano più.
Eppure quando mi capita tra le mani, così torso di vissuto e peripezie nate in un piccolo emporio di provincia, lì a fissarmi dai pistilli del fiordaliso blu, penso alla Serena. Con lo sguardo all'insù, la sua aria sognatrice ed una bella storia di radici che mi sembra di leggerla, in quel colletto tondo.
Nata a Bedonia, fuggita da Bedonia e ritornata a Bedonia, Serena è la più giovane di una lunga generazione di ristoratori che strizzano l'occhio alla montagna senza negarsi qualche fuga negli States, dove un pezzo di famiglia ancora vive. Non poteva di certo essere lei ad interrompere questa quercia genealogica di passione gastronomica che da decenni si arrampica sulle nostre montagne e così, tra pumpkin cake e funghi porcini, ha scelto di essere portatrice sintomatica di storie d'amore per la cucina, una foodblogger.
Nei suoi racconti su @tortelliandco il cibo è tradizione, calore, natura e non a caso proprio quest'anno è stata scelta come testimonial di Turismo Valtaro per dare voce, immagine e gusto alle straordinarie eccellenze della Val Taro.
Tra primizie, piccoli borghi, agriturismi e panorami mozzafiato Serena è stata una delle portavoce dell'autunno gastronomico presentando 4 videoricette a suon di boschi e sapori di montagna. L'anno funesto non le ha dato la possibilità di completare il progetto, ma noi speriamo che torni presto a raccontarci la nostra splendida valle.
Il colletto tondo comunque è davvero figo.
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